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Riarmo europeo: perché non è una svolta ma una resa politica
Riarmo europeo tra spesa militare, autonomia e consenso fragile: perché la deterrenza non basta a garantire sicurezza. Il riarmo europeo viene raccontato come un “risveglio” inevitabile: la guerra in Ucraina avrebbe imposto una svolta inevitabile, un passaggio obbligato verso il riarmo strutturale. Più spesa, più capacità militari, più deterrenza. Secondo questa impostazione, l’epoca delle “missioni leggere” sarebbe finita: ora servirebbe prepararsi alla guerra convenzionale su larga scala. Ma quando una scelta politica viene descritta come inevitabile, è lì che bisogna fermarsi. Non esiste alcuna legge della storia che imponga all’Europa di trasformarsi in una potenza militare convenzionale. Esiste una decisione. E come ogni decisione comporta priorità, rinunce, conseguenze. Parlare di…
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Ucraina: pace senza tifo, stop armi, stop propaganda
Ucraina tra guerra di logoramento, vittime civili e fratture sociali: dati ONU e letture geopolitiche. Non tifo: pace, cessate il fuoco, aiuti, stop armi e stop doppio standard. Ucraina oggi non è un “conflitto lontano” da guardare come una partita: è una guerra di logoramento che consuma persone, città, economie e verità. Quando la guerra si stabilizza, non diventa “normale”: diventa sistema. E il sistema ha una regola costante: pagano i civili (inermi, sfollati, famiglie spezzate, vite sospese). Per questo qui non facciamo tifo. Scegliamo la sola parte che non dovrebbe avere avversari: la pace, la protezione dei civili, l’accesso agli aiuti, la politica come responsabilità, non come marketing emotivo.…
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Gaza: non è una guerra “simmetrica”, è una guerra contro la possibilità di vivere
Gaza oggi è una crisi umanitaria strutturale: servizi essenziali al collasso, accesso agli aiuti instabile e civili intrappolati. Nessuna neutralità comoda. Gaza è un luogo reale, non una parola da timeline. È una società compressa in uno spazio piccolo, dove ogni interruzione di acqua, elettricità, cure e rifornimenti diventa immediatamente politica del corpo: si respira o non si respira, si opera o non si opera, si beve o non si beve. E quando la vita quotidiana viene gestita attraverso “rubinetti” logistici e corridoi intermittenti, chiamarla solo “guerra” è riduttivo: è anche amministrazione della sopravvivenza. Qui la nostra linea è dichiarata: noi stiamo dalla parte dei civili. Ma la nostra militanza…
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Kobane: l’assedio come arma politica contro i civili
Kobane e Rojava: isolamento logistico, crisi umanitaria e rischio caos. Non neutralità ma una scelta chiara: stare dalla parte dei civili sotto assedio. Kobane non è una parola-bandiera da sventolare: è una città reale, con persone reali, che pagano sulla pelle decisioni prese altrove. E quando in una città sotto pressione si riducono o si interrompono servizi essenziali, acqua, elettricità, comunicazioni, rifornimenti, non stiamo parlando di “disagi”: stiamo parlando di civili trasformati in leva. Qui sta la nostra scelta: non la neutralità che fa scena, ma la parte dei civili. Perché questo pezzo è schierato (ma non propagandistico) Noi non siamo neutrali: scegliere “il centro” quando un assedio stringe una…
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Gaza 3: un piatto come oro, una voce come ultima difesa
A Gaza una ragazza urla tra la folla per un pasto: quando l’aiuto diventa competizione e la dignità si mette in fila insieme alla fame. A Gaza, questa foto ferma un momento che non dovrebbe esistere: una ragazza che urla, stretta tra corpi e mani tese, per ottenere un pasto come se fosse oro. Non è “dramma”: è la logica brutale della scarsità. Quando il cibo è poco e arriva a intermittenza, l’aiuto rischia di trasformarsi in competizione, e la vulnerabilità diventa spettacolo. Qui la fame non è solo vuoto nello stomaco: è perdita di controllo, umiliazione, paura di tornare a casa a mani vuote. Eppure, in quell’urlo c’è anche…
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Gaza 2: il fiume umano degli aiuti
Uomini in fila con sacchi sulle spalle: quando il cibo diventa peso, attesa e rischio, e la sopravvivenza a Gaza prende il posto della vita. Questa foto a Gaza sembra un fiume: una corrente di uomini che si muove lenta, compressa, con sacchi di aiuti alimentari sulle spalle. È un’immagine che parla senza bisogno di didascalie: non c’è consumo, c’è sopravvivenza. Qui il cibo non è “spesa”, è carico: fisico, sociale, psicologico. Ogni passo è fatica, ogni metro è attesa, ogni sacco è una casa che prova a restare in piedi un giorno in più. E la scena dice anche un’altra cosa: quando gli aiuti diventano rari e intermittenti, la…









