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Gaza: l’abitudine alla catastrofe
Gaza mostra come una tragedia umanitaria possa diventare routine politica, mediatica e diplomatica quando il dolore viene amministrato invece che fermato. C’è una fila, da qualche parte a Gaza. Non importa quasi più dove, e già questa è una sconfitta. Una fila davanti a un camion, a un punto di distribuzione, a una cisterna, a un ambulatorio rimesso in piedi con l’ostinazione di chi sa che domani potrebbe non esserci più il muro. Qualcuno tiene in mano un sacco, qualcuno un documento, qualcuno un bambino troppo leggero. Tutti aspettano qualcosa che, in una vita normale, non dovrebbe avere l’aria di un favore: acqua, farina, medicine, un passaggio, una notizia. La…
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Kurds between two fires: from Iran’s borderlands to Kobane
Iranian and Syrian Kurds are being squeezed by repression, siege and proxy war; even the latest voices from PJAK refuse to become anyone’s infantry. There are moments when history does not merely trap a people between two enemies; it presses them into the same vice from opposite directions. That is where Iranian and Syrian Kurds now stand. In Iran, Kurdish opposition groups are being drawn toward the dangerous frontier where political struggle can be turned into military utility. In Syria, Kobane, has once again become the emblem of a community first praised for its resistance to ISIS and then left exposed to siege, infrastructural strangulation and strategic neglect. The histories…
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Democratic Nation: the society that refuses to become a state
In Democratic Nation, Abdullah Öcalan imagines a political community built on pluralism, self-government and grassroots participation. That is precisely what makes it so difficult to tolerate and so easy to target. There is something almost scandalous in Democratic Nation: it dares to ask whether a people can become politically free without first becoming a state. In a world trained to think that sovereignty, borders, bureaucracy and armed institutions are the only serious grammar of politics, Abdullah Öcalan proposes something far more unsettling. He suggests that a nation does not have to harden into a state in order to exist. It can instead organize itself as a political society, plural, self-governing,…
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Democratic Confederalism: one of the world’s most advanced societies on the verge of disappearance
In Abdullah Öcalan’s first foundational text, Democratic Confederalism appears not just as a Kurdish political theory, but as a radical alternative to the nation-state; a society built on grassroots participation, pluralism and self-government, now threatened by war and centralism. When people speak about Democratic Confederalism, the danger is always the same: either it gets reduced to a slogan, or it gets treated like an abstract utopia with no body, no history and no enemies. But the point is exactly the opposite. We are not dealing only with a political theory. We are dealing with a rare historical experience, with a social experiment that tries to return politics to society, pluralism…
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Democratic Nation: la società che non vuole farsi Stato
Nel libro Democratic Nation, Abdullah Öcalan immagina una società politica fondata su pluralismo, autogoverno e partecipazione dal basso. Ed è proprio questa possibilità, oggi, a essere sotto minaccia. Quando si legge Democratic Nation, la prima cosa che salta agli occhi è che Öcalan non sta semplicemente correggendo il Confederalismo Democratico: sta cercando di dargli una forma storica e politica più compiuta. Se nel testo precedente rompeva con l’idea che la liberazione di un popolo debba passare per forza attraverso uno Stato, qui prova a rispondere alla domanda decisiva: che cos’è una nazione, se smette di identificarsi con un apparato statale, con un esercito, con un confine rigido e con un…
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Confederalismo Democratico: una delle società più avanzate al mondo sull’orlo della scomparsa
Il Confederalismo Democratico immagina una società fondata su autogoverno e pluralismo. Ed è proprio questa esperienza, oggi, a rischiare di scomparire. Nel primo testo-base di Abdullah Öcalan, il Confederalismo Democratico non appare come un semplice modello curdo, ma come una critica radicale allo stato-nazione e un tentativo di restituire la politica alla società. Ed è proprio per questo che la sua possibile scomparsa riguarderebbe tutti, non solo il Nord-Est della Siria. Quando si parla di Confederalismo Democratico, il rischio è doppio: da una parte ridurlo a parola d’ordine, dall’altra trattarlo come un’utopia astratta, senza corpo, senza storia e senza nemici. Ma il punto è proprio l’opposto. Qui non stiamo parlando…
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Kobane: Siege as a Political Weapon Against Civilians
Kobane and Rojava mean logistical isolation, humanitarian crisis and the risk of chaos. Not neutrality, but a clear choice: to stand with civilians under siege. Kobane is not a slogan to wave around: it is a real city, with real people, paying with their own skin for decisions taken elsewhere. And when, in a city under pressure, essential services, water, electricity, communications and supplies are reduced or interrupted, we are not talking about mere “disruption”: we are talking about civilians turned into leverage. That is where our choice lies: not the kind of neutrality that stages itself but the side of civilians. Why this piece takes a side (but is…
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Riarmo europeo: perché non è una svolta ma una resa politica
Riarmo europeo tra spesa militare, autonomia e consenso fragile: perché la deterrenza non basta a garantire sicurezza. Il riarmo europeo viene raccontato con quella gravità un po’ cerimoniosa che i governi sfoderano quando vogliono far sembrare una scelta meno scelta e più destino. La guerra in Ucraina avrebbe svegliato il continente, gli Stati Uniti sarebbero diventati meno affidabili, la storia avrebbe rimesso gli scarponi. Il lessico è già lì, pronto e pettinato: deterrenza, capacità, prontezza, autonomia strategica. Quando il vocabolario si fa così marziale, conviene guardare il bilancio prima ancora degli elmetti. La Russia ha invaso l’Ucraina. L’Europa si sente più esposta. Questo è il punto di partenza, non la…
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Ucraina: pace senza tifo, stop armi, stop propaganda
Ucraina tra guerra di logoramento, vittime civili e fratture sociali: dati ONU e letture geopolitiche. Non tifo: pace, cessate il fuoco, aiuti, stop armi e stop doppio standard. Ucraina oggi non è un “conflitto lontano” da guardare come una partita: è una guerra di logoramento che consuma persone, città, economie e verità. Quando la guerra si stabilizza, non diventa “normale”: diventa sistema. E il sistema ha una regola costante: pagano i civili (inermi, sfollati, famiglie spezzate, vite sospese). Per questo qui non facciamo tifo. Scegliamo la sola parte che non dovrebbe avere avversari: la pace, la protezione dei civili, l’accesso agli aiuti, la politica come responsabilità, non come marketing emotivo.…
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Gaza: non è una guerra “simmetrica”, è una guerra contro la possibilità di vivere
Gaza oggi è una crisi umanitaria strutturale: servizi essenziali al collasso, accesso agli aiuti instabile e civili intrappolati. Nessuna neutralità comoda. Gaza è un luogo reale, non una parola da timeline. È una società compressa in uno spazio piccolo, dove ogni interruzione di acqua, elettricità, cure e rifornimenti diventa immediatamente politica del corpo: si respira o non si respira, si opera o non si opera, si beve o non si beve. E quando la vita quotidiana viene gestita attraverso “rubinetti” logistici e corridoi intermittenti, chiamarla solo “guerra” è riduttivo: è anche amministrazione della sopravvivenza. Qui la nostra linea è dichiarata: noi stiamo dalla parte dei civili. Ma la nostra militanza…
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Kobane: l’assedio come arma politica contro i civili
Kobane e Rojava: isolamento logistico, crisi umanitaria e rischio caos. Non neutralità ma una scelta chiara: stare dalla parte dei civili sotto assedio. Kobane non è una parola-bandiera da sventolare: è una città reale, con persone reali, che pagano sulla pelle decisioni prese altrove. E quando in una città sotto pressione si riducono o si interrompono servizi essenziali, acqua, elettricità, comunicazioni, rifornimenti, non stiamo parlando di “disagi”: stiamo parlando di civili trasformati in leva. Qui sta la nostra scelta: non la neutralità che fa scena, ma la parte dei civili. Perché questo pezzo è schierato (ma non propagandistico) Noi non siamo neutrali: scegliere “il centro” quando un assedio stringe una…
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Gaza 3: un piatto come oro, una voce come ultima difesa
A Gaza una ragazza urla tra la folla per un pasto: quando l’aiuto diventa competizione e la dignità si mette in fila insieme alla fame. A Gaza questa foto ferma un punto in cui la fame smette di essere uno sfondo e diventa scena centrale. Non c’è solo una ragazza che urla. C’è una folla stretta, ci sono pentole alzate, mani tese, corpi schiacciati uno contro l’altro. C’è un pasto che non arriva come un diritto, ma come qualcosa da strappare prima che finisca. È questo che rende l’immagine così dura da guardare: non mostra soltanto il bisogno, mostra il modo in cui il bisogno viene amministrato quando una società…
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Gaza 2: il fiume umano degli aiuti
Uomini in fila con sacchi sulle spalle: quando il cibo diventa peso, attesa e rischio, e la sopravvivenza a Gaza prende il posto della vita. Questa foto non mostra soltanto una distribuzione di aiuti. Mostra una società costretta a piegarsi, a stringersi, a rallentare il passo per restare viva. Da lontano, quella fila può sembrare quasi ordinata, come se ci fosse ancora una procedura, un minimo di normalità. Ma basta guardare meglio per capire che qui la normalità è finita da tempo. Quegli uomini non stanno trasportando semplicemente sacchi di farina o pacchi di viveri. Stanno portando a casa il poco che separa una famiglia da un altro giorno di…





















