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La sera non è più nostra
Il lavoro digitale ha cancellato molti confini: il diritto alla disconnessione prova a proteggere il tempo libero dallo schermo sempre acceso. La sera, una volta, aveva almeno una sua maleducata chiarezza. Finiva il turno, si usciva, si tornava a casa. Magari stanchi, magari arrabbiati, magari con il corpo ancora pieno di fabbrica, ufficio, negozio, corsia, magazzino. Però il lavoro aveva un luogo. Una porta. Un cancello. Una luce che si spegneva. Adesso no. Adesso il lavoro sa entrare senza cappotto e senza chiedere permesso. Vibra sul tavolo, mentre si sparecchia. Compare nel telefono, tra una foto di famiglia e una notifica qualunque. Ha il tono educato di una mail serale,…
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1° maggio: perché il lavoro non è mai una festa
Il 1° maggio ricorda le lotte che hanno dato forma ai diritti del lavoro e mette alla prova ciò che il lavoro è diventato oggi. La mattina del primo maggio ha un silenzio particolare. Non somiglia alla domenica, che almeno possiede una sua pigrizia riconoscibile. Somiglia piuttosto a una tregua sospetta. Le serrande abbassate fanno pensare che per un giorno il lavoro si sia fatto da parte. Poi basta guardare meglio, e ricompare. Nel telefono tenuto in mano anche davanti al palco. Nel conto rifatto a mente mentre qualcuno parla di diritti. Nel pensiero di domani che torna presto, con quella puntualità un po’ sgradevole delle cose necessarie. Il primo…
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25 aprile: perché la Liberazione serve ancora
Il 25 aprile ricorda la liberazione dal nazifascismo e il legame vivo tra Resistenza, Costituzione e democrazia nel nostro presente. C’è un manifestino, di quelli stampati in fretta e letti magari in piedi, con una parola rossa che si prende quasi tutta la pagina: RESISTERE. Fa un lavoro che certe commemorazioni ufficiali non sanno più fare. Rimette un poco di attrito dove la memoria, col passare degli anni, rischia di diventare cerimonia. Ricorda che il 25 aprile non nasce per arredare il calendario civile. Nasce da una frattura storica, da una guerra, da una scelta di parte contro il fascismo e contro l’occupazione nazista. Nasce da uomini e donne che,…
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Across Europe, the city is becoming a luxury
Across Europe, rents have outrun wages. Homes are treated as investments, tourist pressure remakes neighbourhoods, and more people can still work in the city than afford to live in it. Across Europe, the housing problem no longer feels temporary. It has settled into ordinary life. You see it when a room costs what a small flat used to cost. You see it when leaving home is postponed again, when moving closer to work is no longer realistic, when the same income buys less space, less calm, less future than it did a few years ago. Across Europe, housing is no longer just a difficult expense. It is becoming the line…
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Democratic Nation: the society that refuses to become a state
In Democratic Nation, Abdullah Öcalan imagines a political community built on pluralism, self-government and grassroots participation. That is precisely what makes it so difficult to tolerate and so easy to target. There is something almost scandalous in Democratic Nation: it dares to ask whether a people can become politically free without first becoming a state. In a world trained to think that sovereignty, borders, bureaucracy and armed institutions are the only serious grammar of politics, Abdullah Öcalan proposes something far more unsettling. He suggests that a nation does not have to harden into a state in order to exist. It can instead organize itself as a political society, plural, self-governing,…
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Kobane: Siege as a Political Weapon Against Civilians
Kobane and Rojava mean logistical isolation, humanitarian crisis and the risk of chaos. Not neutrality, but a clear choice: to stand with civilians under siege. Kobane is not a slogan to wave around: it is a real city, with real people, paying with their own skin for decisions taken elsewhere. And when, in a city under pressure, essential services, water, electricity, communications and supplies are reduced or interrupted, we are not talking about mere “disruption”: we are talking about civilians turned into leverage. That is where our choice lies: not the kind of neutrality that stages itself but the side of civilians. Why this piece takes a side (but is…
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I curdi sotto la stessa morsa: dai confini iraniani a Kobane
Curdi iraniani e siriani stretti tra repressione, assedio e guerra per procura. In Iran cresce il rischio di escalation, a Kobane torna l’emergenza. I curdi iraniani e siriani si trovano oggi nel punto più pericoloso della geopolitica mediorientale: abbastanza vicini alla guerra da subirne il peso, ma abbastanza lontani dal potere da non poterla decidere. In Iran, una coalizione politica curda cerca di organizzarsi dentro una repressione storica e in piena escalation regionale. In Siria, Kobane torna a essere il simbolo di una comunità prima celebrata per la lotta contro l’ISIS e poi ricacciata dentro la logica dell’assedio. In entrambi i casi, il rischio è lo stesso: che le minoranze…
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Curdi iraniani e siriani: guerra per procura e civili sotto tiro
Coalizione dei curdi iraniani, contatti con gli USA e rischio guerra per procura. In Siria Kobane torna sotto assedio. Al centro: civili e minoranze. Una coalizione di forze politiche del Kurdistan iraniano è stata annunciata con un testo pubblico che dichiara obiettivi netti: lotta per rovesciare la Repubblica Islamica, autodeterminazione e costruzione di un’entità nazionale e democratica nel Kurdistan iraniano.DINAMOpress riassume la composizione iniziale e mette subito un punto che conviene tenere inchiodato al tavolo: tra principi dichiarati e capacità operativa c’è ancora spazio per molta ambiguità (e quindi per molte strumentalizzazioni). Qui non interessa “tifare” la coalizione come se fosse una squadra. Interessa capire il rischio politico reale: se…
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Caro affitti: la rendita sta divorando le città
Il caro affitti non è sfortuna: è rendita. Salari fermi, case trasformate in asset e città espulsive. Chi paga, chi incassa, cosa fare. Non è solo che “la vita costa di più”. È che la casa, cioè la cosa più elementare per vivere, è diventata il punto in cui la società ti presenta il conto, ogni mese, senza sconti. E quando la casa diventa un costo insostenibile, tutto il resto si sfalda: studio, lavoro, relazioni, salute. Il caro affitti non è un problema “tecnico”. È un problema politico, perché decide chi può stare in città e chi deve sparire. La retorica dominante è sempre la stessa: se non ce la…
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Informazione sotto stress: la censura non sempre porta la divisa
La censura moderna non è solo divieti: è querele, precarietà, algoritmi e proprietà dei media. Come si spegne l’informazione senza divisa. La censura non è sempre un poliziotto che strappa un giornale. A volte, nell’informazione, è un contratto che non arriva. A volte è una telefonata “gentile” (“magari evitiamo, sai com’è…”). A volte è una querela che non serve a vincere, ma a farti perdere tempo, soldi e sonno. A volte è un algoritmo che ti rende invisibile senza nemmeno la decenza di dirti “ti ho censurato”. Chi si aspetta la censura in uniforme rischia di non riconoscerla quando si presenta in giacca e cravatta, in foglio A4, o in…
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L’IA nelle guerre di Trump: Claude, Pentagono e privatizzazione del bersaglio
Dalla cattura di Maduro ai raid in Iran: come l’IA entra nei workflow militari USA. Fatti verificati, zone grigie e rischi per i civili. C’è un modo semplice per capire cosa sta succedendo: la guerra sta entrando nei flussi di lavoro dell’intelligenza artificiale. Non perché un chatbot “decida” chi colpire, ma perché la macchina militare e soprattutto la sua parte privata, contrattualizzata, opaca vuole accelerare analisi, pianificazione e selezione delle opzioni con modelli che nessun cittadino ha mai votato, controllato o potuto ispezionare davvero. In queste ore le agenzie internazionali riportano che Ali Khamenei è stato ucciso in un attacco USA-Israele, confermato dai media statali iraniani secondo Reuters.Parallelamente, articoli e…
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Intelligenza artificiale e carta stampata: l’IA come alibi dei padroni
Intelligenza artificiale e carta stampata: non è l’IA a distruggere il giornalismo, ma il modello che licenzia, svuota le redazioni e compra click. Non è l’intelligenza artificiale che sta mettendo in crisi la carta stampata. La crisi era già qui: pubblicità drenata dalle piattaforme, tagli continui, precarietà normalizzata, redazioni svuotate, tempo di verifica ridotto a lusso. L’IA è arrivata dopo e ha fatto una cosa molto utile a chi comanda: ha offerto un’etichetta pulita per raccontare scelte sporche. L’IA è diventata un alibi comunicativo.Lo ha detto in modo sorprendentemente esplicito persino Sam Altman: esiste l’“AI washing”, cioè aziende che attribuiscono all’IA licenziamenti che avrebbero fatto comunque. Questa frase, detta così,…
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Riarmo europeo: perché non è una svolta ma una resa politica
Riarmo europeo tra spesa militare, autonomia e consenso fragile: perché la deterrenza non basta a garantire sicurezza. Il riarmo europeo viene raccontato con quella gravità un po’ cerimoniosa che i governi sfoderano quando vogliono far sembrare una scelta meno scelta e più destino. La guerra in Ucraina avrebbe svegliato il continente, gli Stati Uniti sarebbero diventati meno affidabili, la storia avrebbe rimesso gli scarponi. Il lessico è già lì, pronto e pettinato: deterrenza, capacità, prontezza, autonomia strategica. Quando il vocabolario si fa così marziale, conviene guardare il bilancio prima ancora degli elmetti. La Russia ha invaso l’Ucraina. L’Europa si sente più esposta. Questo è il punto di partenza, non la…
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Ucraina: pace senza tifo, stop armi, stop propaganda
Ucraina tra guerra di logoramento, vittime civili e fratture sociali: dati ONU e letture geopolitiche. Non tifo: pace, cessate il fuoco, aiuti, stop armi e stop doppio standard. Ucraina oggi non è un “conflitto lontano” da guardare come una partita: è una guerra di logoramento che consuma persone, città, economie e verità. Quando la guerra si stabilizza, non diventa “normale”: diventa sistema. E il sistema ha una regola costante: pagano i civili (inermi, sfollati, famiglie spezzate, vite sospese). Per questo qui non facciamo tifo. Scegliamo la sola parte che non dovrebbe avere avversari: la pace, la protezione dei civili, l’accesso agli aiuti, la politica come responsabilità, non come marketing emotivo.…
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Gaza: non è una guerra “simmetrica”, è una guerra contro la possibilità di vivere
Gaza oggi è una crisi umanitaria strutturale: servizi essenziali al collasso, accesso agli aiuti instabile e civili intrappolati. Nessuna neutralità comoda. Gaza è un luogo reale, non una parola da timeline. È una società compressa in uno spazio piccolo, dove ogni interruzione di acqua, elettricità, cure e rifornimenti diventa immediatamente politica del corpo: si respira o non si respira, si opera o non si opera, si beve o non si beve. E quando la vita quotidiana viene gestita attraverso “rubinetti” logistici e corridoi intermittenti, chiamarla solo “guerra” è riduttivo: è anche amministrazione della sopravvivenza. Qui la nostra linea è dichiarata: noi stiamo dalla parte dei civili. Ma la nostra militanza…
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Kobane: l’assedio come arma politica contro i civili
Kobane e Rojava: isolamento logistico, crisi umanitaria e rischio caos. Non neutralità ma una scelta chiara: stare dalla parte dei civili sotto assedio. Kobane non è una parola-bandiera da sventolare: è una città reale, con persone reali, che pagano sulla pelle decisioni prese altrove. E quando in una città sotto pressione si riducono o si interrompono servizi essenziali, acqua, elettricità, comunicazioni, rifornimenti, non stiamo parlando di “disagi”: stiamo parlando di civili trasformati in leva. Qui sta la nostra scelta: non la neutralità che fa scena, ma la parte dei civili. Perché questo pezzo è schierato (ma non propagandistico) Noi non siamo neutrali: scegliere “il centro” quando un assedio stringe una…
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Gaza 3: un piatto come oro, una voce come ultima difesa
A Gaza una ragazza urla tra la folla per un pasto: quando l’aiuto diventa competizione e la dignità si mette in fila insieme alla fame. A Gaza questa foto ferma un punto in cui la fame smette di essere uno sfondo e diventa scena centrale. Non c’è solo una ragazza che urla. C’è una folla stretta, ci sono pentole alzate, mani tese, corpi schiacciati uno contro l’altro. C’è un pasto che non arriva come un diritto, ma come qualcosa da strappare prima che finisca. È questo che rende l’immagine così dura da guardare: non mostra soltanto il bisogno, mostra il modo in cui il bisogno viene amministrato quando una società…
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Gaza 2: il fiume umano degli aiuti
Uomini in fila con sacchi sulle spalle: quando il cibo diventa peso, attesa e rischio, e la sopravvivenza a Gaza prende il posto della vita. Questa foto non mostra soltanto una distribuzione di aiuti. Mostra una società costretta a piegarsi, a stringersi, a rallentare il passo per restare viva. Da lontano, quella fila può sembrare quasi ordinata, come se ci fosse ancora una procedura, un minimo di normalità. Ma basta guardare meglio per capire che qui la normalità è finita da tempo. Quegli uomini non stanno trasportando semplicemente sacchi di farina o pacchi di viveri. Stanno portando a casa il poco che separa una famiglia da un altro giorno di…























