Geopolitica, diritti e analisi critica
Analisi, letture scelte e domande scomode.
Una newsletter per chi vuole capire il mondo senza rumore.
Iscriviti-
Confederalismo Democratico: una delle società più avanzate al mondo sull’orlo della scomparsa
Il Confederalismo Democratico immagina una società fondata su autogoverno e pluralismo. Ed è proprio questa esperienza, oggi, a rischiare di scomparire. Nel primo testo-base di Abdullah Öcalan, il Confederalismo Democratico non appare come un semplice modello curdo, ma come una critica radicale allo stato-nazione e un tentativo di restituire la politica alla società. Ed è proprio per questo che la sua possibile scomparsa riguarderebbe tutti, non solo il Nord-Est della Siria. Quando si parla di Confederalismo Democratico, il rischio è doppio: da una parte ridurlo a parola d’ordine, dall’altra trattarlo come un’utopia astratta, senza corpo, senza storia e senza nemici. Ma il punto è proprio l’opposto. Qui non stiamo parlando…
-
Il Punto di Vista: An Independent Voice for the Overlooked
Il Punto di Vista is an independent, open and non-profit space for geopolitics, culture and critical analysis, grounded in human rights, nonviolence, facts and responsibility. This project was born from a simple conviction: the people who are most affected by power are often the least heard in public debate. They are spoken about, categorized, judged and sometimes exploited, but too rarely listened to. Il Punto di Vista exists to challenge that pattern and to create a space where information and in-depth analysis are not a luxury, but a right. This is an open, accessible and humane space. It welcomes participation from all those who recognize tolerance and nonviolence as essential…
-
Censorship without uniforms: how media pressure works today
In Europe, censorship rarely arrives as a ban. It arrives as a lawsuit, a budget cut, platform dependence, and the slow shrinking of independent journalism. In Europe, censorship no longer always looks like censorship. It does not necessarily come as a newsroom raid, a confiscated newspaper, or a journalist dragged away in public. More often, it comes dressed as something ordinary: a legal threat too expensive to answer, a newsroom too fragile to sustain difficult reporting, an advertiser no one wants to irritate, an ownership structure that narrows the range of acceptable speech, or a platform change that quietly pushes serious reporting out of sight. The methods look softer than…
-
Across Europe, the city is becoming a luxury
Across Europe, rents have outrun wages. Homes are treated as investments, tourist pressure remakes neighbourhoods, and more people can still work in the city than afford to live in it. Across Europe, the housing problem no longer feels temporary. It has settled into ordinary life. You see it when a room costs what a small flat used to cost. You see it when leaving home is postponed again, when moving closer to work is no longer realistic, when the same income buys less space, less calm, less future than it did a few years ago. Across Europe, housing is no longer just a difficult expense. It is becoming the line…
-
Kurds between two fires: from Iran’s borderlands to Kobane
Iranian and Syrian Kurds are being squeezed by repression, siege and proxy war; even the latest voices from PJAK refuse to become anyone’s infantry. There are moments when history does not merely trap a people between two enemies; it presses them into the same vice from opposite directions. That is where Iranian and Syrian Kurds now stand. In Iran, Kurdish opposition groups are being drawn toward the dangerous frontier where political struggle can be turned into military utility. In Syria, Kobane, has once again become the emblem of a community first praised for its resistance to ISIS and then left exposed to siege, infrastructural strangulation and strategic neglect. The histories…
-
Democratic Nation: the society that refuses to become a state
In Democratic Nation, Abdullah Öcalan imagines a political community built on pluralism, self-government and grassroots participation. That is precisely what makes it so difficult to tolerate and so easy to target. There is something almost scandalous in Democratic Nation: it dares to ask whether a people can become politically free without first becoming a state. In a world trained to think that sovereignty, borders, bureaucracy and armed institutions are the only serious grammar of politics, Abdullah Öcalan proposes something far more unsettling. He suggests that a nation does not have to harden into a state in order to exist. It can instead organize itself as a political society, plural, self-governing,…
-
Democratic Confederalism: one of the world’s most advanced societies on the verge of disappearance
In Abdullah Öcalan’s first foundational text, Democratic Confederalism appears not just as a Kurdish political theory, but as a radical alternative to the nation-state; a society built on grassroots participation, pluralism and self-government, now threatened by war and centralism. When people speak about Democratic Confederalism, the danger is always the same: either it gets reduced to a slogan, or it gets treated like an abstract utopia with no body, no history and no enemies. But the point is exactly the opposite. We are not dealing only with a political theory. We are dealing with a rare historical experience, with a social experiment that tries to return politics to society, pluralism…
-
Democratic Nation: la società che non vuole farsi Stato
Nel libro Democratic Nation, Abdullah Öcalan immagina una società politica fondata su pluralismo, autogoverno e partecipazione dal basso. Ed è proprio questa possibilità, oggi, a essere sotto minaccia. Quando si legge Democratic Nation, la prima cosa che salta agli occhi è che Öcalan non sta semplicemente correggendo il Confederalismo Democratico: sta cercando di dargli una forma storica e politica più compiuta. Se nel testo precedente rompeva con l’idea che la liberazione di un popolo debba passare per forza attraverso uno Stato, qui prova a rispondere alla domanda decisiva: che cos’è una nazione, se smette di identificarsi con un apparato statale, con un esercito, con un confine rigido e con un…
-
Kobane: Siege as a Political Weapon Against Civilians
Kobane and Rojava mean logistical isolation, humanitarian crisis and the risk of chaos. Not neutrality, but a clear choice: to stand with civilians under siege. Kobane is not a slogan to wave around: it is a real city, with real people, paying with their own skin for decisions taken elsewhere. And when, in a city under pressure, essential services, water, electricity, communications and supplies are reduced or interrupted, we are not talking about mere “disruption”: we are talking about civilians turned into leverage. That is where our choice lies: not the kind of neutrality that stages itself but the side of civilians. Why this piece takes a side (but is…
-
I curdi sotto la stessa morsa: dai confini iraniani a Kobane
Curdi iraniani e siriani stretti tra repressione, assedio e guerra per procura. In Iran cresce il rischio di escalation, a Kobane torna l’emergenza. I curdi iraniani e siriani si trovano oggi nel punto più pericoloso della geopolitica mediorientale: abbastanza vicini alla guerra da subirne il peso, ma abbastanza lontani dal potere da non poterla decidere. In Iran, una coalizione politica curda cerca di organizzarsi dentro una repressione storica e in piena escalation regionale. In Siria, Kobane torna a essere il simbolo di una comunità prima celebrata per la lotta contro l’ISIS e poi ricacciata dentro la logica dell’assedio. In entrambi i casi, il rischio è lo stesso: che le minoranze…
-
Curdi iraniani e siriani: guerra per procura e civili sotto tiro
Coalizione dei curdi iraniani, contatti con gli USA e rischio guerra per procura. In Siria Kobane torna sotto assedio. Al centro: civili e minoranze. Una coalizione di forze politiche del Kurdistan iraniano è stata annunciata con un testo pubblico che dichiara obiettivi netti: lotta per rovesciare la Repubblica Islamica, autodeterminazione e costruzione di un’entità nazionale e democratica nel Kurdistan iraniano.DINAMOpress riassume la composizione iniziale e mette subito un punto che conviene tenere inchiodato al tavolo: tra principi dichiarati e capacità operativa c’è ancora spazio per molta ambiguità (e quindi per molte strumentalizzazioni). Qui non interessa “tifare” la coalizione come se fosse una squadra. Interessa capire il rischio politico reale: se…
-
Caro affitti: la rendita sta divorando le città
Il caro affitti non è sfortuna: è rendita. Salari fermi, case trasformate in asset e città espulsive. Chi paga, chi incassa, cosa fare. Non è solo che “la vita costa di più”. È che la casa, cioè la cosa più elementare per vivere, è diventata il punto in cui la società ti presenta il conto, ogni mese, senza sconti. E quando la casa diventa un costo insostenibile, tutto il resto si sfalda: studio, lavoro, relazioni, salute. Il caro affitti non è un problema “tecnico”. È un problema politico, perché decide chi può stare in città e chi deve sparire. La retorica dominante è sempre la stessa: se non ce la…
-
Informazione sotto stress: la censura non sempre porta la divisa
La censura moderna non è solo divieti: è querele, precarietà, algoritmi e proprietà dei media. Come si spegne l’informazione senza divisa. La censura non è sempre un poliziotto che strappa un giornale. A volte, nell’informazione, è un contratto che non arriva. A volte è una telefonata “gentile” (“magari evitiamo, sai com’è…”). A volte è una querela che non serve a vincere, ma a farti perdere tempo, soldi e sonno. A volte è un algoritmo che ti rende invisibile senza nemmeno la decenza di dirti “ti ho censurato”. Chi si aspetta la censura in uniforme rischia di non riconoscerla quando si presenta in giacca e cravatta, in foglio A4, o in…
-
L’IA nelle guerre di Trump: Claude, Pentagono e privatizzazione del bersaglio
Dalla cattura di Maduro ai raid in Iran: come l’IA entra nei workflow militari USA. Fatti verificati, zone grigie e rischi per i civili. C’è un modo semplice per capire cosa sta succedendo: la guerra sta entrando nei flussi di lavoro dell’intelligenza artificiale. Non perché un chatbot “decida” chi colpire, ma perché la macchina militare e soprattutto la sua parte privata, contrattualizzata, opaca vuole accelerare analisi, pianificazione e selezione delle opzioni con modelli che nessun cittadino ha mai votato, controllato o potuto ispezionare davvero. In queste ore le agenzie internazionali riportano che Ali Khamenei è stato ucciso in un attacco USA-Israele, confermato dai media statali iraniani secondo Reuters.Parallelamente, articoli e…
-
Iran dopo Khamenei: successione, Pasdaran e scenari possibili
Iran dopo Khamenei: come funziona la successione, il ruolo dei Pasdaran e gli scenari possibili. Perché l’escalation può colpire ancora i civili. La morte di Ali Khamenei non è una “notizia estera” da scorrere col pollice: è un terremoto istituzionale. Quando cade il vertice che per decenni ha tenuto insieme apparati, clero e repressione, non cambia solo un nome: cambia il modo in cui il potere si regge in piedi. E nei regimi, quando il potere vacilla, spesso reagisce con la stessa cura con cui un gorilla protegge il suo territorio: stringendo. Per capire cosa può accadere adesso bisogna uscire da due trappole: la trappola del tifo e la trappola…
-
Intelligenza artificiale e carta stampata: l’IA come alibi dei padroni
Intelligenza artificiale e carta stampata: non è l’IA a distruggere il giornalismo, ma il modello che licenzia, svuota le redazioni e compra click. Non è l’intelligenza artificiale che sta mettendo in crisi la carta stampata. La crisi era già qui: pubblicità drenata dalle piattaforme, tagli continui, precarietà normalizzata, redazioni svuotate, tempo di verifica ridotto a lusso. L’IA è arrivata dopo e ha fatto una cosa molto utile a chi comanda: ha offerto un’etichetta pulita per raccontare scelte sporche. L’IA è diventata un alibi comunicativo.Lo ha detto in modo sorprendentemente esplicito persino Sam Altman: esiste l’“AI washing”, cioè aziende che attribuiscono all’IA licenziamenti che avrebbero fatto comunque. Questa frase, detta così,…
-
Riarmo europeo: perché non è una svolta ma una resa politica
Riarmo europeo tra spesa militare, autonomia e consenso fragile: perché la deterrenza non basta a garantire sicurezza. Il riarmo europeo viene raccontato come un “risveglio” inevitabile: la guerra in Ucraina avrebbe imposto una svolta inevitabile, un passaggio obbligato verso il riarmo strutturale. Più spesa, più capacità militari, più deterrenza. Secondo questa impostazione, l’epoca delle “missioni leggere” sarebbe finita: ora servirebbe prepararsi alla guerra convenzionale su larga scala. Ma quando una scelta politica viene descritta come inevitabile, è lì che bisogna fermarsi. Non esiste alcuna legge della storia che imponga all’Europa di trasformarsi in una potenza militare convenzionale. Esiste una decisione. E come ogni decisione comporta priorità, rinunce, conseguenze. Parlare di…
-
Ucraina: pace senza tifo, stop armi, stop propaganda
Ucraina tra guerra di logoramento, vittime civili e fratture sociali: dati ONU e letture geopolitiche. Non tifo: pace, cessate il fuoco, aiuti, stop armi e stop doppio standard. Ucraina oggi non è un “conflitto lontano” da guardare come una partita: è una guerra di logoramento che consuma persone, città, economie e verità. Quando la guerra si stabilizza, non diventa “normale”: diventa sistema. E il sistema ha una regola costante: pagano i civili (inermi, sfollati, famiglie spezzate, vite sospese). Per questo qui non facciamo tifo. Scegliamo la sola parte che non dovrebbe avere avversari: la pace, la protezione dei civili, l’accesso agli aiuti, la politica come responsabilità, non come marketing emotivo.…
-
Gaza: non è una guerra “simmetrica”, è una guerra contro la possibilità di vivere
Gaza oggi è una crisi umanitaria strutturale: servizi essenziali al collasso, accesso agli aiuti instabile e civili intrappolati. Nessuna neutralità comoda. Gaza è un luogo reale, non una parola da timeline. È una società compressa in uno spazio piccolo, dove ogni interruzione di acqua, elettricità, cure e rifornimenti diventa immediatamente politica del corpo: si respira o non si respira, si opera o non si opera, si beve o non si beve. E quando la vita quotidiana viene gestita attraverso “rubinetti” logistici e corridoi intermittenti, chiamarla solo “guerra” è riduttivo: è anche amministrazione della sopravvivenza. Qui la nostra linea è dichiarata: noi stiamo dalla parte dei civili. Ma la nostra militanza…
-
Kobane: l’assedio come arma politica contro i civili
Kobane e Rojava: isolamento logistico, crisi umanitaria e rischio caos. Non neutralità ma una scelta chiara: stare dalla parte dei civili sotto assedio. Kobane non è una parola-bandiera da sventolare: è una città reale, con persone reali, che pagano sulla pelle decisioni prese altrove. E quando in una città sotto pressione si riducono o si interrompono servizi essenziali, acqua, elettricità, comunicazioni, rifornimenti, non stiamo parlando di “disagi”: stiamo parlando di civili trasformati in leva. Qui sta la nostra scelta: non la neutralità che fa scena, ma la parte dei civili. Perché questo pezzo è schierato (ma non propagandistico) Noi non siamo neutrali: scegliere “il centro” quando un assedio stringe una…
-
Il Punto di Vista: dare voce a chi voce non ce l’ha
“Il Punto di Vista” nasce per dare voce a chi la voce non ce l’ha: a chi è stato messo a tacere, a chi viene ignorato, a chi vive ai margini. Il Punto di Vista nasce per dare voce a chi viene messo a tacere, a chi viene ignorato, a chi vive ai margini. Nasce da un’idea semplice, ma tutt’altro che neutra: l’informazione e l’approfondimento non devono essere un lusso per pochi, ma un diritto. Per questo vogliamo costruire uno spazio aperto, accessibile e umano, dove leggere non significhi soltanto consumare notizie, ma provare a capire meglio il mondo in cui viviamo. Questo blog è aperto alla partecipazione di tutte…
-
Gaza 3: un piatto come oro, una voce come ultima difesa
A Gaza una ragazza urla tra la folla per un pasto: quando l’aiuto diventa competizione e la dignità si mette in fila insieme alla fame. A Gaza questa foto ferma un punto in cui la fame smette di essere uno sfondo e diventa scena centrale. Non c’è solo una ragazza che urla. C’è una folla stretta, ci sono pentole alzate, mani tese, corpi schiacciati uno contro l’altro. C’è un pasto che non arriva come un diritto, ma come qualcosa da strappare prima che finisca. È questo che rende l’immagine così dura da guardare: non mostra soltanto il bisogno, mostra il modo in cui il bisogno viene amministrato quando una società…
-
Gaza 2: il fiume umano degli aiuti
Uomini in fila con sacchi sulle spalle: quando il cibo diventa peso, attesa e rischio, e la sopravvivenza a Gaza prende il posto della vita. Questa foto non mostra soltanto una distribuzione di aiuti. Mostra una società costretta a piegarsi, a stringersi, a rallentare il passo per restare viva. Da lontano, quella fila può sembrare quasi ordinata, come se ci fosse ancora una procedura, un minimo di normalità. Ma basta guardare meglio per capire che qui la normalità è finita da tempo. Quegli uomini non stanno trasportando semplicemente sacchi di farina o pacchi di viveri. Stanno portando a casa il poco che separa una famiglia da un altro giorno di…
-
Gaza 1: dall’alto si vede la distruzione, da terra si vive la perdita
Gaza vista dall’alto: macerie, strade spezzate e quartieri cancellati. Un’immagine che mostra la distruzione e rende invisibili i civili. Dall’alto Gaza appare come una griglia spezzata: strade che non portano più da nessuna parte, isolati ridotti in polvere, quartieri trasformati in macchie grigie. È l’immagine “pulita” della distruzione: geometrica, quasi astratta. Ma è proprio qui che sta l’inganno. Vista da lontano, la devastazione rischia di sembrare una superficie, una trama da osservare e archiviare. In realtà, ogni vuoto corrisponde a una vita interrotta. Ogni tetto crollato è una famiglia sradicata. Ogni strada spezzata è un’ambulanza che non arriva, un percorso interrotto, una fuga resa impossibile. Ogni edificio sventrato è scuola,…


























