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In cella anche l’aria ha una pena
Quasi 65 mila detenuti, celle sovraffollate, caldo, suicidi, salute mentale al collasso, CPR e 41-bis. La sentenza stabilisce gli anni; tutto il resto lo aggiunge lo Stato. Il giudice aveva scritto tre anni. Agosto, no. Nel dispositivo della sentenza non c’erano quaranta gradi, una cella nella quale il letto regolamentare possiede una natura più teorica che materiale, l’attesa dello psichiatra, la bottiglia d’acqua diventata tiepida prima ancora di essere aperta, la notte trascorsa cercando sul pavimento qualche centimetro meno caldo. Il magistrato aveva stabilito una privazione della libertà; il resto è entrato dopo, senza udienza e senza possibilità d’appello. È forse questo il primo dato da tenere fermo quando si…
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La sera non è più nostra
Il lavoro digitale ha cancellato molti confini: il diritto alla disconnessione prova a proteggere il tempo libero dallo schermo sempre acceso. La sera, una volta, aveva almeno una sua maleducata chiarezza. Finiva il turno, si usciva, si tornava a casa. Magari stanchi, magari arrabbiati, magari con il corpo ancora pieno di fabbrica, ufficio, negozio, corsia, magazzino. Però il lavoro aveva un luogo. Una porta. Un cancello. Una luce che si spegneva. Adesso no. Adesso il lavoro sa entrare senza cappotto e senza chiedere permesso. Vibra sul tavolo, mentre si sparecchia. Compare nel telefono, tra una foto di famiglia e una notifica qualunque. Ha il tono educato di una mail serale,…





