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A Kobane restano le macerie e una virgola
Nel 2015 Kobane festeggiava la sconfitta dell’ISIS. Nell’agosto 2026 le SDF cessano di esistere come forza autonoma. Restano le macerie, i diritti da scrivere nella Costituzione e una virgola da difendere.
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In cella anche l’aria ha una pena
Quasi 65 mila detenuti, celle sovraffollate, caldo, suicidi, salute mentale al collasso, CPR e 41-bis. La sentenza stabilisce gli anni; tutto il resto lo aggiunge lo Stato. Il giudice aveva scritto tre anni. Agosto, no. Nel dispositivo della sentenza non c’erano quaranta gradi, una cella nella quale il letto regolamentare possiede una natura più teorica che materiale, l’attesa dello psichiatra, la bottiglia d’acqua diventata tiepida prima ancora di essere aperta, la notte trascorsa cercando sul pavimento qualche centimetro meno caldo. Il magistrato aveva stabilito una privazione della libertà; il resto è entrato dopo, senza udienza e senza possibilità d’appello. È forse questo il primo dato da tenere fermo quando si…
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Il profitto arriva puntuale, il salario prende il regionale
Eni aumenta del 43 per cento l’utile netto adjusted, Intesa Sanpaolo supera 5,5 miliardi e prepara un altro anno da record. I salari reali italiani restano ancora molto sotto il 2021. Due velocità che la politica continua a chiamare economia. Il tabellone della stazione è un discreto trattato sull’Italia contemporanea. L’alta velocità parte dal binario nove, puntuale, lucida, con l’aria di sapere già dove andrà a cena. Il regionale delle 18.17 accumula venticinque minuti di ritardo. La voce registrata si scusa per il disagio. Non fornisce spiegazioni, ma le scuse hanno una dizione impeccabile. Sul marciapiede una donna tiene una busta della spesa fra le scarpe. Controlla il telefono, guarda…
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Gaza: The Habit of Catastrophe
Gaza reaches Europe as a daily bulletin of rubble, hunger and diplomatic concern. The disaster remains intolerable. Our attention has learned to live with it. At half past seven Gaza appears on a kitchen screen somewhere in Britain. A road cut through grey rubble. A woman carrying water. A child holding a saucepan with both hands. The presenter lowers her voice by half a tone, as presenters do when suffering has been placed between the weather and the football. Then the programme moves on. No malice is required. The kettle boils, trains are delayed, interest rates remain disagreeable. The catastrophe has entered the furniture of the morning. It is seen,…
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The Evening Is No Longer Ours
Digital work has erased many borders almost without noise: the right to disconnect tries to put a door back where there is now only a screen. The message at 9.47 Dinner is nearly over. One plate remains on the table, a glass beside it, the sort of domestic disorder that usually means the day has finally loosened its collar. Then the telephone vibrates. The message begins with Quick one. Quick things sent at 9.47 in the evening possess a curious elasticity. They may take three minutes, half an hour, or the rest of the night, especially once the mind has returned to the office and refuses to find its coat…
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Scuola pubblica: il banco dove si decide il Paese
Tra riforme degli istituti tecnici, nuovi programmi e personale educativo invisibile, la scuola pubblica resta il luogo dove una democrazia mostra quanto crede davvero nell’uguaglianza. La scuola comincia sempre con un rumore piccolo. Una campanella, una porta che sbatte, un banco trascinato male, il registro che si apre con l’aria di chi ha già visto troppe mattine. Niente di solenne. Anzi, quasi tutto sembra dimesso: muri stanchi, corridoi troppo lunghi, banchi che hanno conosciuto generazioni di gomiti, zaini buttati a terra come animali domestici esausti. Eppure è lì che una società si confessa. Non nei discorsi ufficiali, dove la scuola viene sempre chiamata “centrale”, “strategica”, “decisiva”, con quella generosità verbale…
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Gaza: l’abitudine alla catastrofe
Gaza mostra come una tragedia umanitaria possa diventare routine politica, mediatica e diplomatica quando il dolore viene amministrato invece che fermato. C’è una fila, da qualche parte a Gaza. Non importa quasi più dove, e già questa è una sconfitta. Una fila davanti a un camion, a un punto di distribuzione, a una cisterna, a un ambulatorio rimesso in piedi con l’ostinazione di chi sa che domani potrebbe non esserci più il muro. Qualcuno tiene in mano un sacco, qualcuno un documento, qualcuno un bambino troppo leggero. Tutti aspettano qualcosa che, in una vita normale, non dovrebbe avere l’aria di un favore: acqua, farina, medicine, un passaggio, una notizia. La…
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25 aprile: perché la Liberazione serve ancora
Il 25 aprile ricorda la liberazione dal nazifascismo e il legame vivo tra Resistenza, Costituzione e democrazia nel nostro presente. C’è un manifestino, di quelli stampati in fretta e letti magari in piedi, con una parola rossa che si prende quasi tutta la pagina: RESISTERE. Fa un lavoro che certe commemorazioni ufficiali non sanno più fare. Rimette un poco di attrito dove la memoria, col passare degli anni, rischia di diventare cerimonia. Ricorda che il 25 aprile non nasce per arredare il calendario civile. Nasce da una frattura storica, da una guerra, da una scelta di parte contro il fascismo e contro l’occupazione nazista. Nasce da uomini e donne che,…


















