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The Evening Is No Longer Ours
Digital work has erased many borders almost without noise: the right to disconnect tries to put a door back where there is now only a screen. The message at 9.47 Dinner is nearly over. One plate remains on the table, a glass beside it, the sort of domestic disorder that usually means the day has finally loosened its collar. Then the telephone vibrates. The message begins with Quick one. Quick things sent at 9.47 in the evening possess a curious elasticity. They may take three minutes, half an hour, or the rest of the night, especially once the mind has returned to the office and refuses to find its coat…
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Scuola pubblica: il banco dove si decide il Paese
Tra riforme degli istituti tecnici, nuovi programmi e personale educativo invisibile, la scuola pubblica resta il luogo dove una democrazia mostra quanto crede davvero nell’uguaglianza. La scuola comincia sempre con un rumore piccolo. Una campanella, una porta che sbatte, un banco trascinato male, il registro che si apre con l’aria di chi ha già visto troppe mattine. Niente di solenne. Anzi, quasi tutto sembra dimesso: muri stanchi, corridoi troppo lunghi, banchi che hanno conosciuto generazioni di gomiti, zaini buttati a terra come animali domestici esausti. Eppure è lì che una società si confessa. Non nei discorsi ufficiali, dove la scuola viene sempre chiamata “centrale”, “strategica”, “decisiva”, con quella generosità verbale…
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Gaza: l’abitudine alla catastrofe
Gaza mostra come una tragedia umanitaria possa diventare routine politica, mediatica e diplomatica quando il dolore viene amministrato invece che fermato. C’è una fila, da qualche parte a Gaza. Non importa quasi più dove, e già questa è una sconfitta. Una fila davanti a un camion, a un punto di distribuzione, a una cisterna, a un ambulatorio rimesso in piedi con l’ostinazione di chi sa che domani potrebbe non esserci più il muro. Qualcuno tiene in mano un sacco, qualcuno un documento, qualcuno un bambino troppo leggero. Tutti aspettano qualcosa che, in una vita normale, non dovrebbe avere l’aria di un favore: acqua, farina, medicine, un passaggio, una notizia. La…
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25 aprile: perché la Liberazione serve ancora
Il 25 aprile ricorda la liberazione dal nazifascismo e il legame vivo tra Resistenza, Costituzione e democrazia nel nostro presente. C’è un manifestino, di quelli stampati in fretta e letti magari in piedi, con una parola rossa che si prende quasi tutta la pagina: RESISTERE. Fa un lavoro che certe commemorazioni ufficiali non sanno più fare. Rimette un poco di attrito dove la memoria, col passare degli anni, rischia di diventare cerimonia. Ricorda che il 25 aprile non nasce per arredare il calendario civile. Nasce da una frattura storica, da una guerra, da una scelta di parte contro il fascismo e contro l’occupazione nazista. Nasce da uomini e donne che,…










