Geopolitica, diritti e analisi critica
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Curdi iraniani e siriani: guerra per procura e civili sotto tiro
Coalizione dei curdi iraniani, contatti con gli USA e rischio guerra per procura. In Siria Kobane torna sotto assedio. Al centro: civili e minoranze. Una coalizione di forze politiche del Kurdistan iraniano è stata annunciata con un testo pubblico che dichiara obiettivi netti: lotta per rovesciare la Repubblica Islamica, autodeterminazione e costruzione di un’entità nazionale e democratica nel Kurdistan iraniano.DINAMOpress riassume la composizione iniziale e mette subito un punto che conviene tenere inchiodato al tavolo: tra principi dichiarati e capacità operativa c’è ancora spazio per molta ambiguità (e quindi per molte strumentalizzazioni). Qui non interessa “tifare” la coalizione come se fosse una squadra. Interessa capire il rischio politico reale: se…
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Caro affitti: la rendita sta divorando le città
Il caro affitti non è sfortuna: è rendita. Salari fermi, case trasformate in asset e città espulsive. Chi paga, chi incassa, cosa fare. Non è solo che “la vita costa di più”. È che la casa, cioè la cosa più elementare per vivere, è diventata il punto in cui la società ti presenta il conto, ogni mese, senza sconti. E quando la casa diventa un costo insostenibile, tutto il resto si sfalda: studio, lavoro, relazioni, salute. Il caro affitti non è un problema “tecnico”. È un problema politico, perché decide chi può stare in città e chi deve sparire. La retorica dominante è sempre la stessa: se non ce la…
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Informazione sotto stress: la censura non sempre porta la divisa
La censura moderna non è solo divieti: è querele, precarietà, algoritmi e proprietà dei media. Come si spegne l’informazione senza divisa. La censura non è sempre un poliziotto che strappa un giornale. A volte, nell’informazione, è un contratto che non arriva. A volte è una telefonata “gentile” (“magari evitiamo, sai com’è…”). A volte è una querela che non serve a vincere, ma a farti perdere tempo, soldi e sonno. A volte è un algoritmo che ti rende invisibile senza nemmeno la decenza di dirti “ti ho censurato”. Chi si aspetta la censura in uniforme rischia di non riconoscerla quando si presenta in giacca e cravatta, in foglio A4, o in…
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L’IA nelle guerre di Trump: Claude, Pentagono e privatizzazione del bersaglio
Dalla cattura di Maduro ai raid in Iran: come l’IA entra nei workflow militari USA. Fatti verificati, zone grigie e rischi per i civili. C’è un modo semplice per capire cosa sta succedendo: la guerra sta entrando nei flussi di lavoro dell’intelligenza artificiale. Non perché un chatbot “decida” chi colpire, ma perché la macchina militare e soprattutto la sua parte privata, contrattualizzata, opaca vuole accelerare analisi, pianificazione e selezione delle opzioni con modelli che nessun cittadino ha mai votato, controllato o potuto ispezionare davvero. In queste ore le agenzie internazionali riportano che Ali Khamenei è stato ucciso in un attacco USA-Israele, confermato dai media statali iraniani secondo Reuters.Parallelamente, articoli e…
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Iran dopo Khamenei: successione, Pasdaran e scenari possibili
Iran dopo Khamenei: come funziona la successione, il ruolo dei Pasdaran e gli scenari possibili. Perché l’escalation può colpire ancora i civili. La morte di Ali Khamenei non è una “notizia estera” da scorrere col pollice: è un terremoto istituzionale. Quando cade il vertice che per decenni ha tenuto insieme apparati, clero e repressione, non cambia solo un nome: cambia il modo in cui il potere si regge in piedi. E nei regimi, quando il potere vacilla, spesso reagisce con la stessa cura con cui un gorilla protegge il suo territorio: stringendo. Per capire cosa può accadere adesso bisogna uscire da due trappole: la trappola del tifo (“finalmente!” / “vergogna!”)…
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Intelligenza artificiale e carta stampata: l’IA come alibi dei padroni
Intelligenza artificiale e carta stampata: non è l’IA a distruggere il giornalismo, ma il modello che licenzia, svuota le redazioni e compra click. Non è l’intelligenza artificiale che sta mettendo in crisi la carta stampata. La crisi era già qui: pubblicità drenata dalle piattaforme, tagli continui, precarietà normalizzata, redazioni svuotate, tempo di verifica ridotto a lusso. L’IA è arrivata dopo e ha fatto una cosa molto utile a chi comanda: ha offerto un’etichetta pulita per raccontare scelte sporche. L’IA è diventata un alibi comunicativo.Lo ha detto in modo sorprendentemente esplicito persino Sam Altman: esiste l’“AI washing”, cioè aziende che attribuiscono all’IA licenziamenti che avrebbero fatto comunque. Questa frase, detta così,…
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Riarmo europeo: perché non è una svolta ma una resa politica
Riarmo europeo tra spesa militare, autonomia e consenso fragile: perché la deterrenza non basta a garantire sicurezza. Il riarmo europeo viene raccontato come un “risveglio” inevitabile: la guerra in Ucraina avrebbe imposto una svolta inevitabile, un passaggio obbligato verso il riarmo strutturale. Più spesa, più capacità militari, più deterrenza. Secondo questa impostazione, l’epoca delle “missioni leggere” sarebbe finita: ora servirebbe prepararsi alla guerra convenzionale su larga scala. Ma quando una scelta politica viene descritta come inevitabile, è lì che bisogna fermarsi. Non esiste alcuna legge della storia che imponga all’Europa di trasformarsi in una potenza militare convenzionale. Esiste una decisione. E come ogni decisione comporta priorità, rinunce, conseguenze. Parlare di…
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Ucraina: pace senza tifo, stop armi, stop propaganda
Ucraina tra guerra di logoramento, vittime civili e fratture sociali: dati ONU e letture geopolitiche. Non tifo: pace, cessate il fuoco, aiuti, stop armi e stop doppio standard. Ucraina oggi non è un “conflitto lontano” da guardare come una partita: è una guerra di logoramento che consuma persone, città, economie e verità. Quando la guerra si stabilizza, non diventa “normale”: diventa sistema. E il sistema ha una regola costante: pagano i civili (inermi, sfollati, famiglie spezzate, vite sospese). Per questo qui non facciamo tifo. Scegliamo la sola parte che non dovrebbe avere avversari: la pace, la protezione dei civili, l’accesso agli aiuti, la politica come responsabilità, non come marketing emotivo.…
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Gaza: non è una guerra “simmetrica”, è una guerra contro la possibilità di vivere
Gaza oggi è una crisi umanitaria strutturale: servizi essenziali al collasso, accesso agli aiuti instabile e civili intrappolati. Nessuna neutralità comoda. Gaza è un luogo reale, non una parola da timeline. È una società compressa in uno spazio piccolo, dove ogni interruzione di acqua, elettricità, cure e rifornimenti diventa immediatamente politica del corpo: si respira o non si respira, si opera o non si opera, si beve o non si beve. E quando la vita quotidiana viene gestita attraverso “rubinetti” logistici e corridoi intermittenti, chiamarla solo “guerra” è riduttivo: è anche amministrazione della sopravvivenza. Qui la nostra linea è dichiarata: noi stiamo dalla parte dei civili. Ma la nostra militanza…
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Kobane: l’assedio come arma politica contro i civili
Kobane e Rojava: isolamento logistico, crisi umanitaria e rischio caos. Non neutralità ma una scelta chiara: stare dalla parte dei civili sotto assedio. Kobane non è una parola-bandiera da sventolare: è una città reale, con persone reali, che pagano sulla pelle decisioni prese altrove. E quando in una città sotto pressione si riducono o si interrompono servizi essenziali, acqua, elettricità, comunicazioni, rifornimenti, non stiamo parlando di “disagi”: stiamo parlando di civili trasformati in leva. Qui sta la nostra scelta: non la neutralità che fa scena, ma la parte dei civili. Perché questo pezzo è schierato (ma non propagandistico) Noi non siamo neutrali: scegliere “il centro” quando un assedio stringe una…
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Il Punto di Vista: dare voce a chi voce non ce l’ha
“Il Punto di Vista” nasce per dare voce a chi la voce non ce l’ha: a chi è stato messo a tacere, a chi viene ignorato, a chi vive ai margini. Con “Il Punto di Vista” vogliamo creare uno spazio aperto, accessibile e umano, dove l’informazione e l’approfondimento non siano un lusso, ma un diritto. Questo blog è open e aperto alla partecipazione, a tutte le persone che riconoscono nella tolleranza e nella nonviolenza il proprio modo di stare nel mondo. È un luogo che rifiuta l’odio, il razzismo e ogni forma di discriminazione: chiunque è il benvenuto, indipendentemente da razza, religione, sesso o orientamento sessuale. Ci richiamiamo ai principi…
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Gaza 3: un piatto come oro, una voce come ultima difesa
A Gaza una ragazza urla tra la folla per un pasto: quando l’aiuto diventa competizione e la dignità si mette in fila insieme alla fame. A Gaza, questa foto ferma un momento che non dovrebbe esistere: una ragazza che urla, stretta tra corpi e mani tese, per ottenere un pasto come se fosse oro. Non è “dramma”: è la logica brutale della scarsità. Quando il cibo è poco e arriva a intermittenza, l’aiuto rischia di trasformarsi in competizione, e la vulnerabilità diventa spettacolo. Qui la fame non è solo vuoto nello stomaco: è perdita di controllo, umiliazione, paura di tornare a casa a mani vuote. Eppure, in quell’urlo c’è anche…
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Gaza 2: il fiume umano degli aiuti
Uomini in fila con sacchi sulle spalle: quando il cibo diventa peso, attesa e rischio, e la sopravvivenza a Gaza prende il posto della vita. Questa foto a Gaza sembra un fiume: una corrente di uomini che si muove lenta, compressa, con sacchi di aiuti alimentari sulle spalle. È un’immagine che parla senza bisogno di didascalie: non c’è consumo, c’è sopravvivenza. Qui il cibo non è “spesa”, è carico: fisico, sociale, psicologico. Ogni passo è fatica, ogni metro è attesa, ogni sacco è una casa che prova a restare in piedi un giorno in più. E la scena dice anche un’altra cosa: quando gli aiuti diventano rari e intermittenti, la…
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Gaza 1: dall’alto si vede la distruzione, da terra si vive la perdita
Gaza vista dall’alto: macerie, strade spezzate e quartieri cancellati. Un’immagine che mostra la distruzione e rende invisibili i civili. Dall’alto Gaza sembra una griglia spezzata: strade che non portano più da nessuna parte, isolati ridotti a polvere, quartieri che diventano macchie. È l’immagine “pulita” della distruzione: geometrica, quasi astratta. Ma l’astrazione è una trappola. Vista da lontano, la devastazione rischia di sembrare solo una superficie, una trama grigia, un paesaggio da osservare e archiviare. In realtà, ogni vuoto corrisponde a una vita interrotta. Ogni tetto crollato è una famiglia spostata. Ogni strada interrotta è un’ambulanza che perde minuti decisivi. Ogni edificio sventrato è scuola, archivio, memoria, lavoro. In una fotografia…

















